lunedì, 18 agosto 2008

L'ideale del principe
(Giovanni Pontano)

      Quelli che vogliono comandare devono innanzitutto proporsi due scopi: la liberalità e la clemenza. Infatti il principe che si mostri liberale renderà amici i nemici, suoi fautori gli estranei, fidi i malfidi; indurrà ad amarlo gli stranieri, anche se dimorino in terre lontanissime. Quanto poi a colui in cui troviamo la clemenza, lo ammiriamo tutti, lo veneriamo, lo consideriamo una specie di Dio. Sono entrambe virtù che rendono il principe sommamente simile a Dio, la cui caratteristica è di fare del bene a tutti e di perdonare i colpevoli. Ma soprattutto conviene evitare l'adulazione. Chi infatti ascolta gli adulatori smette di essere padrone di sé, poiché giudica se stesso in base alle altrui adulazioni, invece che secondo la propria coscienza. Bisogna anche che tu cacci via dalle tue stanze l'ambizione, madre e nutrice di molti grandi mali, peste delle città e dei regni. Il principe che si ricorderà di essere un uomo, non si lascerà mai trasportare dalla superbia, ricercherà l'equilibrio e, quando vedrà che tutte le cose gli vanno secondo il proprio disegno, allora specialmente si ricorderà che le vicende umane sono regolate da Dio, al quale la superbia riesce particolarmente spiacevole. Bada a quel che prometti, ed anche a chi lo prometti. Non basta infatti tener conto delle facoltà e dei meriti, ma anche dei tempi e degl'ingegni. Vanno infatti considerate molte altre cose, e soprattutto che non v'è nulla di più vergognoso del non mantenere la parola; la quale è così importante che quando si sia data anche a un nemico, tuttavia è necessario rispettarla. Ed essendo la fede, come dicono gli antichi, costanza e verità nelle parole e nei patti, il principe non deve anteporre nulla alla verità, come è mostrato da quella saggia costumanza dei nostri antichi, secondo cui ogni giorno deve essere offerto al principe, perché lo baci, il libro degli Evangeli, che contiene la verità divina, in modo che il principe ne sia ammonito al rispetto della verità e ricordi di mostrarsi sommamente zelante di essa.
      Devi badare soprattutto che quelli che ti si avvicinano ti trovino accessibile; nulla infatti è così alieno dal principe, nulla gli suscita tanto odio quanto l'asprezza, e quella che si dice scontrosità. Mentre al contrario si loda sommamente una cortesia temperata da serietà.
      Chi è a capo di altri deve essere del tutto sgombro da passioni. L'ira non permette di vedere che cosa sia giusto; l'odio spinge all'iniquità; l'amore offusca il giudizio; la libidine induce alla violenza; il dolore è stimolo alla vendetta; l'invidia conduce alla rovina.
      È peculiare dell'uomo, e specialmente dell'uomo che ha un principato, il rimanere padrone di sé nelle avversità e non soccombere dinanzi alla contraria fortuna.

Tradotto da Eugenio Garin in "Prosatori latini del Quattrocento"

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martedì, 05 agosto 2008

Pinocchio in TV - 1972 - Regia Luigi Comencini

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musiche di Fiorenzo Carpi


Andrea Balestri

(Pisa, 1 settembre 1963)

 

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mercoledì, 16 luglio 2008

Erik Satie

Io sono un fonometrografo

Tutti vi diranno che non sono un musicista. È vero.
Fin dall’inizio della mia carriera, mi sono, immediatamente, situato tra i fonometrografi. Le mie opere sono pura fonometria. Che si prenda il Fils des Étoiles, i Morceaux en forme de poire, En habit de Cheval o le Sarabandes, si vede bene che nessuna idea musicale ha presieduto alla creazione di queste opere. Il pensiero scientifico le domina.
Del resto a me piace di più misurare un suono che ascoltarlo. Col fonometro in mano, opero allegramente e senza indugi.
C’è qualcosa ch’io
non abbia pesato e misurato? Tutto Beethoven, tutto Verdi, eccetera. È molto strano.
La prima volta che feci uso di un fonoscopio, osservai un si bemolle di media grandezza. Non ho mai visto, ve lo assicuro, nulla di più repugnante. Chiamai il mio cameriere per farglielo vedere.
Sulla bilancia, un fa diesis qualsiasi, del tipo più comune, toccò i 93 chili. Era stato emesso da un tenore
molto grasso, che pesai ugualmente.

Erik Satie

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sabato, 12 luglio 2008

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Saluto all'alba
di Kalidasa

Guarda a questo giorno!
In esso è la vita, la vera vita della vita.
Nel suo breve corso
è riposta tutta la verità e la realtà del tuo esistere:

             la felicità del crescere
             la gloria dell'azione
             lo splendore della bellezza;

poiché ieri non è che un sogno
e domani una vivione;
ma l'oggi ben vissuto rende ogni ieri un sogno di felicità

             e ogni domani una visione di speranza.
             Guarda bene, perciò, a questo giorno!
             Tale è il saluto all'alba.

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categoria:alba, kalidasa
domenica, 06 luglio 2008

Quelli che s'innamoran di pratica senza scienza
son come il nocchier ch'entra in navilio
senza timone o bussola,
che mai ha certezza dove si vada.

Leonardo

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giovedì, 03 luglio 2008

Alberto Manzi
(
Roma1924 – Pitigliano4 dicembre 1997)

"Non è mai troppo tardi"
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martedì, 01 luglio 2008

Pensieri sparsi di Archy  
di Don Marquis

Archy è un bagarozzo (detto perbenino, uno scarafaggio) alquanto corpacciuto che compone poesie. Il suo faticoso metodo di lavoro consiste nel saltare a catapulta sui tasti della macchina da scrivere di Don Marquis; si deve perdonarlo perché non sa battere le maiuscole e, per ragioni di economia, evita la punteggiatura. Anche l'andare a capo costituisce per lui una grossa difficoltà da cui si disimpegna come meglio può.

                                     1.   un uomo crede
                                           di essere chissà cosa
                                           ma per una zanzara
                                           un uomo è
                                           solamente
                                           qualcosa da mangiare

                                     2.   io ho osservato
                                           che quando
                                           i polli smettono
                                           di litigare per
                                           il cibo spesso
                                           vedono che ce n'è
                                           abbastanza per tutti
                                           io mi chiedo
                                           se non potrebbe
                                           succedere la stessa cosa
                                           con la
                                           razza umana

                                    3.   un pidocchio che io
                                           ero solito frequentare
                                           mi disse che
                                           milionari e straccioni
                                           avevano all'incirca
                                           lo stesso sapore
                                           per lui

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domenica, 29 giugno 2008

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Montegiordano (Cosenza)
10 febbraio 2008

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